Lug
17
Filed Under (PICCOLE STORIE IGNOBILI) by admin on 17-07-2008

Ripubblico l’articolo di Luca Trinchieri, già apparso qui e su Liberazione.

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C´è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L´ora dell´aperitivo. Le vie attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa. Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha tutta l´impressione di dover essere riempita. È la prima operazione contro i venditori ambulanti dopo l´entrata in vigore del decreto sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine pubblico.

Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la mia. È un istinto di controllo. I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la paura, la rassegnazione, fuorché l´istinto di scappare. È ammutolito. Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende quando l´agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano appoggiati gli orecchini e le collane che vendeva. «Fammi mettere nella borsa, almeno!» dice all´agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? – dice – non stavo facendo nulla di male». All´agente scappa un sorriso, forse un po´ amaro: «è il mio lavoro». Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge. Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall´agente, che se ne va e lascia il posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione e con le mani occupate dice «dove andiamo, di qua?», mascherando con l´orgoglio la paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l´ironia però quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli, vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».

Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in tutto e per tutto uguale agli altri. Devono sbaraccare anche loro, ma gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in
borghese che è lì a dirigere l´intera operazione. «Dottò, Capitano, Maresciallo, giuro che non lo farò mai più…». Si sbraccia, sembra un bambino appena messo in punizione dalla mamma. L´uomo in borghese si mostra irremovibile, ma si capisce subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati – 7 persone, tutte straniere – non sono più a vista, lo lascia andare.

A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via, identificatelo, e controllate – aggiunge guardandomi negli occhi – perché ha l´alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per fortuna non è ancora reato, comunque. Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri, tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima, ed è una sensazione davvero sgradevole. «Questo per adesso è nell´elenco dei fermati» dice l´uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato. «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L´uomo con la polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se – dice – non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle, ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di soggiorno al poliziotto, prima. Ma non mi aspettavo certo una risposta veritiera. «Certo che non avevi proprio nient´altro di meglio da fare», dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una risposta». L´uomo in rosa, che ha la mia carta d´identità e sta scandendo il mio nome per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione». Chiedo di sapere i loro nomi e gradi, come avevo fatto già con l´uomo in borghese al principio, convinto che per legge sia un loro dovere identificarsi. Un altro poliziotto – ma quanti ne ho attorno, quattro, cinque? – mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza, è che io posso chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente, chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe la discussione l´uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di andare da lui. «Vuoi andare?» «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito – si spiega – hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta».

Mi accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l´uomo che comanda l´operazione, quello dell´alito puzzolente. Mi chiedo se tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l´operazione concludersi, fino all´istante i cui gli immigrati vengono caricati sul furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c´è altro da fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto. Questa triste deriva, quest´inverno italiano che avanza. Oggi inizia l´estate. Evviva.

Giu
18

Non ha fatto in tempo a divulgarsi la notizia del prossimo matrimonio del nostro Presidente con l’ormai celebre Yoshiko Uranaka, che già infuria il gossip, in una ridda di voci che rimbalzano da una parte all’altra del globo.

In particolare, assume credito una ricostruzione di provenienza sudamericana (divulgata in Italia dal direttore di Chi Alfonso Signorini), secondo la quale il nostro promesso sposo avrebbe scelto la futura consorte al termine di una durissima selezione tra candidate da tutto il mondo.

Dall’archivio della Corona’s sarebbe a tal proposito emersa la documentazione fotografica dell’ultimo ballottaggio, quando Dario Di Ludovico ha dovuto compiere la scelta definitiva tra la candidata brasiliana e la candidata giapponese, risultata poi – come detto – la prescelta.

Comecampamattia propone in esclusiva la foto ai suoi lettori. I commentatori internazionali hanno sottolineato con sospetto l’espressione di disperazione della giapponese e, al contrario, l’aria rasserenata e soddisfatta della candidata esclusa dalle nozze, nonché la prontezza di Stefano Andreoli (alle spalle delle due pretendenti) nell’approfittarsi della situazione.

Giu
18
Filed Under (CERTI MOMENTI) by admin on 18-06-2008

Il Presidente del Condominio si sposa. Riemergo dal letargo per felicitarmi.

Potete farlo anche voi, qui: http://www.spinoza.it/dario/

Qui sotto, in esclusiva per Comecampamattia, una foto dei promessi sposi all’ultima uscita pubblica prima del matrimonio.

Cosa c’è di strano nel perdere sessantamila voti di sinistra da un turno all’altro delle amministrative e riuscire nell’impresa impossibile di far diventare sindaco di Roma un fascista? A quanto pare niente… salvo le reazioni. Che l’unica motivazione che lo sciampista sconfitto riesce a trovare sia il fatto che l’intero centro-sinistra non ha capito gli umori del paese sulla questione della sicurezza pare una barzelletta di quelle che si raccontavano sui carabinieri! Che sessantamila romani abbiano votato il candidato alla Provincia del PD ma il candidato del PDL al Comune non gli fa venire in mente proprio niente?

A stare a sentire questi bellimbusti-mezzibusti postcomunisti postradicali postdemocristiani (ma soprattutto posteri), l’unico modo che ha la sinistra di tornare a vincere è quello di scavalcare le destre a destra! L’idea d’aver traghettato in dieci anni l’elettorato più fedele a sinistra direttamente sulle posizioni degli avversari al punto da avergli fatto smarrire le ragioni di una fedeltà per non aver saputo esprimere nessun messaggio forte alternativo alla destra da consolidare con la pratica di governo e amministrazione non gli è nemmeno venuta in mente…

Come ha detto qualcuno, «Qui dentro ci vorrebbe una bella rigenerazione. Non dico Hiroshima e Nagasaki, ma quasi…».

In che mani siamo!

Rutelli, fa’ una cosa giusta almeno per una volta:

VERGOGNATI!!!!

All’ennesimo rilancio della campagna promozionale dei nuovi rasoi elettrici ultrasnodabili della Philips, ieri ho avuto un illuminazione.

Mi sono detto: io conosco tanta di quella gente, ma veramente tanta… e nessuno, diamine!, veramente emmeno uno che per radersi usi il rasoio elettrico. Ho visitato o addirittura soggiornato in migliaia di case di amici ma in nessuna di queste nemmeno il padre o il fratello o il figlio dei miei amici, nemmeno un cugino qualsiasi, aveva un rasoio elettrico.

Ecco, ora mi chiedo… dove sta il trucco?

Prego gli utilizzatori di tale misteriosissimo meccanismo di manifestarsi in questo luogo e di raccontare la loro esperienza per svelare questo mistero per me tutto assolutamente impenetrabile.

Apr
25
Filed Under (CERTI MOMENTI, IL CULTURALE) by admin on 25-04-2008

E’ successo anche oggi. Sarà una malattia ma, a distanza di anni, ogni santissima volta che vedo uno spezzone del film o ne sento la colonna sonora, non riesco a non piangere.

Apr
16
Filed Under (POLITICA) by admin on 16-04-2008

Beh, diciamo che smettere di fare lo struzzo e tirar fuori la testa in un paese che vede raddoppiati in pochi anni gli elettori della Lega non è il massimo. Quasi quasi la rimetterei subito sotto… se non fosse che nel sottosuolo c’è il rischio di incontrare gli sguardi di Bertinotti e Pecoraro Scanio.

P.S. Come preannunciato, non ho votato quel partito democratico che ha nominato i suoi candidati in modo non democratico.

Apr
13
Filed Under (CERTI MOMENTI) by admin on 13-04-2008

A volte vivere è un mestiere davvero faticoso.

Mar
13
Filed Under (PICCOLE STORIE IGNOBILI) by admin on 13-03-2008

Trattengo a stento le lacrime, anzi non le trattengo, di fronte alla storia di Luigi Roca, l’operaio precario che si è suicidato, lasciando la moglie e due figli, schiacciato dall’umiliazione di non trovare lavoro, di essere stato ormai derubricato a “pezzo di scarto” in un sistema sociale che ormai è congegnato esclusivamente a vantaggio dei più forti e dei più ricchi e che ha ridotto le persone normali a poche tipologie: consumatori, clienti, pezzi di ricambio, oggetti da “ricollocare”, schiavi.

Chi si prende cura della normalità dell’esistenza che non ha più niente a cui aggrapparsi? Su chi deve gravare la sempre più onerosa incertezza delle condizioni di vita? Chi deve pagare la fame sfrenata di quei pochi che addirittura hanno aumentato i loro profitti sulla pelle delle persone qualunque? Chi deve farsi carico dello sforzo di ripristinare una condizione almeno dignitosa e sufficiente di esistenza per tutti, per chi si accontenterebbe di aver di che sfamare la propria famiglia, di concedersi qualche ora di riposo e non di lusso, per chi vorrebbe avere l’anima sgravata almeno tanto da poter guardare il mare o le stelle in compagnia della propria amata o della propria famiglia in una notte di primavera?

Ci stanno sterminando tutti. Ecco la verità. Ci stanno uccidendo. E con Luigi muore, si suicida, abdica alla speranza un pezzo di tutti noi. Ma, sappiatelo, non è niente a confronto di quanto sta succedendo a milioni di persone nel mondo. Ci avete messo in ginocchio e adesso abbiamo solo voglia di piangere.

Mar
08
Filed Under (MATTIA) by admin on 08-03-2008

A un tipo che gli faceva notare “l’intelligente umorismo” di uno stimato amico comune, Mattia ha immediatamente affermato una verità su cui trovo che valga la pena di meditare a lungo:

le sciocchezze di un uomo intelligente sono assai più intelligenti di qualsiasi presunta intelligenza di un uomo sciocco, e quasi sempre più intelligenti delle stesse intelligenze dell’intelligente stesso.

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